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Lotta alla burocrazia; più infrastrutture; sborsare meno tasse; chi sbaglia deve pagare, non evitare la galera. Nel cuore del Nordest, sul palco di un palazzetto dello sport gremito da 3 mila 500 persone,.. ..Walter Veltroni, fino all’altro giorno sindaco di quella Roma che la Lega chiamava ladrona, ha parlato al cuore del popolo di centro-sinistra guardando al futuro e distinguendosi da un centro-destra che, a suo giudizio, «è la riedizione del passato».

Con lo strappo dalla sinistra radicale, ha promesso un cambiamento che potrebbe essere determinato «dalla più grande rimonta della storia politica». Il pensiero va ai sondaggi del settembre scorso quando la distanza con la Casa delle libertà era di 20 punti percentuali. Abissale. «Ora al Senato – ha affermato ieri sera davanti al Palasport gremito – la differenza è di soli 4,7 punti e così quel “si può fare” che abbiamo scelto come slogan della nostra campagna, quasi a consolarci, è diventato una realtà. Quella del Pd sul Pdl potrebbe essere la più grande rimonta della storia politica del nostro Paese». Lo schema illustrato in un’ora di discorso, penalizzato per incisività da una febbre a 38 gradi che lo aggredito, è tipicamente veltroniano: «La destra non vuole cambiare il Paese, ma tornare al 2001. Lo sta ripetendo. Berlusconi è da quando Roberto Baggio ha sbagliato il rigore alla finale dei mondiali del ’94 che afferma che non si ricandiderà la prossima volta. La logica è quella di mettere insieme tutti contro gli altri, per nuovi cinque anni di contorcimenti e crisi». La logica del Pd è diversa: «Non vogliamo altri due anni con l’incubo di un’epidemia influenzale al Senato. Insieme alla Sinistra radicale abbiamo convenuto che, come succede in tutta Europa, le nostre proposte si differenzino. Siamo pronti a realizzare un cambiamento che si è già visto in Inghilterra con la Thatcher e Blair e in Spagna con Zapatero». Una rimonta nel segno del futuro che passa anche a Nordest, terreno ostico per il centro-sinistra. Glielo aveva fatto presente, nel suo intervento di pochi minuti, il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello. «Gran parte dei Comuni in provincia sono amministrati dal centro-sinistra ma non riusciamo – ha affermato – a trasferire questo voto sulle politiche». Per questo Veltroni ha ammiccato al popolo delle partite Iva. «Oggi quando apri un’impresa – ha sostenuto – lo Stato sembra dirti “mo’ ti sistemo io” e ti chiede l’analisi del sangue fino alla quart’ultima generazione. Il meccanismo deve essere invece quello delle autocertificazioni con i giusti controlli». Ma anche sulla sicurezza «ci deve essere la certezza della pena: chi sbaglia paga. E norme più severe sulla pedofilia, un reato che non può essere prescritto». Quindi le infrastrutture, il salario minimo contro la precarietà, la riduzione della pressione fiscale, la realizzazione delle infrastrutture. Riforme in un’Italia unita, tant’è che dopo il discorso è stato suonato l’inno di Mameli. «La Lega – ha giocato di fioretto il leader del Pd – annuncia ogni sei mesi che fa la secessione, poi, però, presi dalla bellezza nella gestione del potere ordinario lasciano stare». A parlare prima di Veltroni, dopo l’esordio della segretaria provinciale, Francesca Papais, è stato solo Bolzonello. Il capolista Gianfranco Moretton ha preferito declinare l’invito, per lasciare spazio al protagonista, ma anche il sindaco ha abbandonato il discorso che aveva limato nel pomeriggio. Il riferimento più forte è alla società, in una città «che ha il 14 per cento di immigrati e che è ottava in Italia per spesa nel welfare, avendo avuto il coraggio di capire quanto è importante la coesione sociale».

11 marzo 2008

Messaggero Veneto - Pordenone

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