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Come San Tommaso che nell’immaginario collettivo identifica chi dubita delle affermazioni e vuole verificarle con mano, il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, non accetta di essere vincolato alle dichiarazioni di principio sul nuovo ospedale. Al presidente della Regione, Renzo Tondo, che l’ha invitato, anche bruscamente, a rompere gli indugi contando sulla sua parola, Bolzonello replica con altrettanta franchezza: «Credo a tutti, ma voglio dalla giunta atti concreti, non basta un indirizzo generalista».

E conferma l’ultimatum del 30 settembre. Bolzonello, in sostanza, non accetta che l’indirizzo verso il nuovo ospedale venga liquidato attraverso una delibera di generalità che costituisce il comitato tecnico e rinvia alla fine di ottobre la definizione di questioni di non poco conto come il sito, i finanziamenti e le modalità di reperimento degli stessi, con la compartecipazione o meno da parte dei privati. Il sindaco, peraltro, rischia il fuoco incrociato, da un lato del centro-destra, dall’altro del Pd e in particolare di Gianfranco Moretton che l’ha criticato per aver, a suo giudizio, dato eccessiva sponda alla svolta impressa da Tondo. «I termini della questione – sostiene il sindaco di Pordenone – sono sotto gli occhi di tutti e in particolare dei cittadini: saranno loro a decidere da che parte sta la ragione». Da qui la conferma dell’ultimatum del 30 settembre per avere dalla Regione un atto formale che giustifichi l’avvio delle procedure per la variante urbanistica. Perché proprio qui sta il coinvolgimento formale e il potere del primo cittadino, ovvero portare in consiglio o meno una delibera di variazione urbanistica che vincoli l’area della Comina e sblocchi l’attuale sito di via Montereale. C’è poi l’aspetto relativo al finanziamento. L’assessore alla Salute, Vladimir Kosic, ha affermato che, rispetto ai 150 milioni stanziati dalla giunta Illy per la ricostruzione in sito dell’ospedale, non ne serviranno altri 100. Il sindaco vuole sapere come si pensa di impostare il project financing, con il coinvolgimento dei privati nella costruzione del nuovo ospedale. Il modello di Mestre, visitato dagli amministratori, richiede comunque una partecipazione della Regione, come è avvenuto in Veneto, almeno per la metà dell’importo complessivo di progetto. Da alcune parti del centro-destra si fa riferimento alla possibilità che le risorse aggiuntive vengano trovate attraverso la dismissione dell’area di via Montereale. Ma in che modo e con quale destinazione urbanistica? Infine la cittadella della salute, che il Comune punta a realizzare nell’ex caserma Martelli di via Montereale. Pensata come centro integrato anche fisicamente con l’ospedale, con i nuovi sviluppi assumerebbe una destinazione diversa. Sta di fatto che pure tra i consiglieri regionali del centro-destra, eletti in provincia di Pordenone, si sta guardando con attenzione alle decisioni che verranno prese dalla giunta regionale. Un impantanamento del progetto, che allungherebbe in maniera indefinita i tempi, lasciando il Santa Maria degli Angeli in una sorta di limbo, a scapito delle capacità attrattive di nuove professionalità, è un baratro che trascinerebbe al suo interno anche la credibilità della coalizione. Tondo, da parte sua, assicura che non ci saranno né ripensamenti, né passi indietro sulla volontà di dare a Pordenone un nuovo ospedale che, anzi, garantirebbe alla sanità del capoluogo un ruolo baricentrico ed effettivamente di area vasta, alla pari dei poli udinese e triestino. In questo rincorrersi di annunci, promesse e dubbi si giocherà la partita nei prossimi giorni.

STEFANO POLZOT

Messaggero Veneto - PORDENONE

21 settembre 2008

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