logo Pordenone

Ci sono tutte le condizioni per fare il nuovo ospedale di Pordenone. Lo ha annunciato l’altra sera, all’assemblea del Rotary club di Pordenone, il presidente della Regione Renzo Tondo. La decisione formale sarà una questione «non di mesi o settimane», ma di giorni. E poco importa se questa scelta comporterà lavori aggiuntivi per un paio d’anni: è un rischio che vale la pena correre perché si tratta di una infrastruttura che servirà non per un decennio, ma per i prossimi 50 anni. Quella del nuovo ospedale è stata una questione che Tondo ha voluto chiarire senza giri di parole: «Oggi la gente si aspetta un sì o un no». Premessa: «Nel Friuli occidentale ci sono livelli di eccellenza sanitaria e, diciamoci la verità, i medici sono stati pagati di meno». Un gap, ha aggiunto il presidente della Regione, «che va recuperato». Sono finiti i tempi nei quali «chi sforava otteneva più soldi e chi era più bravo veniva penalizzato». Pordenone docet. E allora la scelta secondo Tondo deve essere “di prospettiva”, un ospedale per il futuro. La politica – come ha spiegato il presidente - non può essere quella di chiudere ospedali, ma di accentrare le funzioni per acuti in una struttura moderna e innovativa, decentrando sul territorio le risposte alla cronicità «perché quando bisogna operarsi non si va nell’ospedale più vicino, ma in quello migliore. Altra cosa – ha evidenziato il presidente – sono i servizi sul territorio». Renzo Tondo ha ricordato il post-terremoto quando l’ospedale di Gemona venne demolito e quello di Tolmezzo era da rifare completamente. «E’ stato un clamoroso errore – ma forse anch’io lo avrei commesso allora – non farne uno unico, sarebbe stato lungimirante averlo realizzato ad Amaro». Oggi, tornando a Pordenone, «ci sono le condizioni per una sanità di qualità finalizzata al nuovo ospedale di Pordenone». Se ci vorranno due anni in più «sarà mica questo il problema?». E i soldi? «Lavoriamo per recuperare risorse, contenere la spesa corrente e recuperare risorse per gli investimenti. Le risorse possono essere trovare anche dopo». La decisione sarà comunque una «questione di giorni», vagliando la possibilità di permutare l’area militare della Comina dove insiste la caserma Monti. «Riuscire a ottenere quel terreno consentirebbe senz’altro di accelerare i tempi – aggiunge Tondo - per cui confidiamo anche sulla massima collaborazione del Comune nel portare avanti la trattativa». Di tempi però il presidente ancora non parla «non sarebbe serio dare date che al momento non conosciamo. Credo comunque che un anno o due di ritardo non possa essere una scusa per fermare il progetto». L’indirizzo, insomma, «è quello di muoversi verso il nuovo ospedale: è l’unica scelta di prospettiva». Tondo non è preoccupato «dalle polemiche» che sorgeranno e che sono già sorte, bensì «dalla Corte dei conti» che potrebbe chiedere conto dei soldi già spesi per la progettazione della ristrutturazione di quello esistente. «Se riusciremo a spiegare il progetto avremo intrapreso la strada giusta».(ha collaboratoMartina Milia)

Messaggero Veneto — PORDENONE

26 luglio 2008

Continuando a navigare, accetti l'uso dei cookie, anche di terze parti per migliorare la tua navigazione sul sito. Se vuoi saperne di più clicca QUI