Situazione di stallo sul cotonificio Amman, caccia ai fondi regionali per quello di Torre. Sta di fatto che il recupero delle ultime testimonianze dell’archeologia industriale in una città che ha spesso cancellato il proprio passato rimane nel limbo. Col rischio, soprattutto per il sito più importante, quello di Borgomeduna, che la struttura letteralmente si disgreghi senza che il Comune possa fare nulla.

Essendo un’area privata senza accessi aperti non ci sono ragioni di ordine pubblico per obbligare i privati al restauro. Un quadro emerso in occasione del convegno che l’associazione Il Circolo ha promosso ieri sul rapporto tra Pordenone e le acque. Argomento affascinante quello proposto dal sodalizio guidato dal consigliere comunale di Forza Italia, Pietro Tropeano, perché alle implicazioni storiche contrappone uno sconfortante stato di fatto. Gran parte delle rogge, come apparivano nelle mappe catastali e nelle immagini dei secoli passati, sono state cementate, con le conseguenze, dal punto di vista del rischio idrogeologico, che Pordenone, con le sue ricorrenti alluvioni, conosce bene. A fare il punto sullo stato dell’iter per il recupero dei vecchi cotonifici cittadini l’assessore all’Urbanistica, Martina Toffolo, che non ha dato notizie esaltanti, soprattutto per quanto riguarda l’Amman. L’immobile, di proprietà di una società privata che intende realizzare un investimento di carattere commerciale e residenziale, ha presentato un progetto che è al vaglio della valutazione di impatto ambientale. I contenuti del piano, peraltro, sono ancora al centro del confronto con l’amministrazione comunale, ma la situazione, come ha precisato l’assessore Toffolo, «è molto delicata. La giunta Bolzonello – ha affermato – ha inteso seguire una linea volta alla conservazione di tutti gli edifici di interesse storico-architettonico, ma questo ha comportato un lungo confronto con la proprietà che col suo primo progetto prevedeva il mantenimento solo della quinta su via Martelli, demolendo anche la ciminiera. Ora il nuovo elaborato ha subito dei miglioramenti, ma i tempi dell’iter amministrativo sono lunghissimi. Parallelamente assistiamo a un inevitabile degrado dell’area col rischio che passando gli anni non ci sarà più nulla da recuperare». Il Comune, da parte sua, non può imporre interventi di mantenimento in essere della struttura «perché non essendoci pericoli per il pubblico non ci sono i presupposti di un’ordinanza». Diversa la situazione del cotonificio di Torre, dove la proprietà si è resa disponibile a destinare alcuni spazi alla scuola media di Torre. «Ma questo intervento – ha commentato la Toffolo – potrà avere attuazione solo se arriveranno i soldi dalla Regione per finanziare questo investimento. Allo stato, quindi, siamo fermi». A limitare l’operatività del Comune anche il fatto che «la Soprintendenza non ha ritenuto di porre dei vincoli sull’archeologia industriale cittadina», per cui, come ha chiosato Tropeano, «la sensibilizzazione dell’opinione pubblica affinché si vigili sui siti di interesse storico della città è importantissima».

di STEFANO POLZOT

Messaggero Veneto — 26 ottobre 2008 pagina 01 sezione: PORDENONE

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