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Il lavoro dei nostri Consiglieri a Pordenone

In questi giorni la Direzione dell’ASS6 di Pordenone ha annunciato una serie di
trasferimenti di funzioni di servizi sanitari territoriali, tra i quali, la dislocazione nella
sede distrettuale di Cordenons di una parte del personale del Consultorio Familiare di
Pordenone e precisamente dell’ambulatorio ginecologico.
Questa scelta, qualora venisse concretizzata, snaturerebbe la funzione dei Consultori
che hanno una valenza sociosanitaria e in quanto tale, richiede un lavoro di equipe
multiprofessionale per interventi di natura preventiva e contemporaneamente
psicosociale. Il Consultorio Familiare, infatti, è un servizio pubblico che offre
una gamma di interventi complessi e delicati come quelli del percorso nascita,
dell’assistenza a puerpere e bambini, del sostegno alla procreazione responsabile,
l’interruzione delle gravidanze del supporto alla genitorialità, delle problematiche
legate alla sfera della sessualità.

Con questo scorporo la Direzione dell’ASS6 non solo penalizza le persone
più fragili della nostra comunità, ma è anche in contrasto con le disposizioni
normative nazionali e regionali in materia di integrazione sociosanitaria, che
recitano “che le attività e gli interventi nell’area materno-infantile debbano essere
soddisfatti “mediante un complesso processo assistenziale, i bisogni di salute
della persona che richiedono, unitariamente, prestazioni sanitarie e azioni di
protezione sociale”(Dlgs229/99).

Il senso di queste disposizioni normative è proprio quello di “superare la
frammentazione tra il sistema sanitario e sociale e garantire l’integrazione tra
istituzioni, tra servizi, tra operatori, con i cittadini, partendo da una valutazione
multiprofessionale e multidisciplinare del bisogno e formulando percorsi assistenziali
a diverso grado di protezione ed intensità di cura”.

E’ inevitabile che lo scorporo di una parte importante delle funzioni del Consultorio
familiare, renderebbe estremamente problematico, per non dire pressoché
impossibile, l’indispensabile lavoro di equipe multiprofessionale che da anni
caratterizza l’operato del Consultori familiare pubblico.

I motivi di tale scelta starebbero, secondo la Direzione Generale, in una sorta
di “razionalizzazione del personale” ragioni che non ci convincono, e che
comportano conseguenze negative, non solo alle esigenze di integrazione, ma
renderebbero difficile l’accessibilità al servizio di una buona parte della popolazione
femminile e dei giovani e adolescenti.

Ovviamente tale decisione non ha preso in considerazioni né i cittadini coinvolti dal
cambiamento, né tanto meno i professionisti che operano nel Consultorio Familiare,
che rappresentano l’elemento centrale nei servizi alla persona nel garantire la qualità,
l’efficacia, e l’efficienza degli interventi.

La scelta appare ancora di più in contraddizione con l’editoriale del Febbraio
2012 dell’ass6 informa, nel quale il Direttore Generale si è lungamente soffermato
sulle “funzioni della Cittadella della salute” ipotizzando un’integrazione tra funzioni
sanitarie, sociali, commerciali e del tempo libero” che avvicinerebbe sempre di più i
cittadini.

E’ perciò paradossale che, in attesa della tanto auspicata Cittadella della Salute, si
provveda a smantellare (quasi in sordina) pezzi di servizio pubblico con operazioni
che fanno piuttosto presagire un ben altro disegno della sanità del nostro territorio.

Come Partito Democratico non siamo resistenti ai cambiamenti, tutt’altro! Chiediamo
che le proposte di trasformazione siano frutto di una conoscenza complessiva dei
proponenti, nonché di una valutazione sull’impatto complessivo di tali proposte, e
che su queste venga coinvolta l’Amministrazioni Comunale, nella figura del Sindaco
che è il responsabile della salute dei suoi cittadini e dei loro diritti.

In caso contrario il Partito Democratico metterà in campo le iniziative necessarie per
salvaguardare i servizi sanitari territoriali e i diritti dei cittadini, in particolare le fasce
più fragili della comunità.

Il Gruppo Consiliare Partito Democratico

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