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SLIDE SIMULAZIONE DAL CONSIGLIO COMUNALE

Un'unica area vasta che metta insieme tutti i 50 Comuni della provincia. Così il Comune di Pordenone prova a reinterpretare la riforma degli enti locali elaborata dall’assessore Paolo Panontin.

Nella riunione di lunedì 16-3-2015, il Consiglio comunale ha deciso di virare rispetto al progetto originario proponendo un’unione territoriale unica, sulla falsa riga della vecchia provincia, comprensiva di tutti e 50 i comuni del pordenonese.

Un ente che manterrebbe unito il territorio, sotto il controllo dei sindaci organizzati in subambiti, riformulando il progetto  regionale che prevede, invece, cinque Unità territoriali intercomunali, sul modello degli ambiti sanitari.

La delibera, presentata in Consiglio dal vicesindaco Renzo Mazzer, consentirebbe di abbattere i costi riducendo di ben due terzi la previsione di spesa di 1,6 milioni di euro, necessari per mandare a regime la riforma Panontin.

A favore hanno votato maggioranza (PD, Fiume e Vivo Pordenone) e parte dell'opposizione. La proposta del Partito democratico trova quindi un consenso trasversale: con l’Uti unica i servizi funzionerebbero meglio e per i cittadini i costi sarebbero più contenuti.  

Nella relazione che ha preceduto il dibattito, il vicesindaco Mazzer ha illustrato le finalità della riforma degli enti locali:

-      specializzazione;

-      efficienza ed efficacia;

-      qualità e soddisfazione dei cittadini;

-      condivisione di scelte politiche di area vasta.

Lo studio predisposto dimensiona l'area di staff sulla base della densità demografica dell'Uti. Una parte dei costi potrebbe essere assorbita dalle economie di scala sui servizi  gestiti.

Mazzer ha quindi illustrato l'ipotesi di funzioni esercitate dall'unione unica e di quelle esercitata sempre dall'unione ma per conto del singolo comune, portando esempi riferiti alla gestione del personale, dei servizi sociali, della polizia locale, dello  sportello unico, dei sistemi informativi.

La proposta di cui si è fatto portatore il PD cittadino ha incontrato anche il favore delle associazioni di categorie. I vertici delle piccole e medie imprese provinciali hanno ribadito a più riprese la necessità di procedere in maniera unitaria: meglio un’Uti unica e forte piuttosto che cinque divise e incapaci di incidere.

L’unione territoriale unica rafforza infatti il territorio e lo mette al riparo da eventuali debolezze, oltre che essere conveniente dal punto di vista dell’equilibrio dei conti: unificando gli ambiti, anche l’aggravio sul bilancio pubblico ne trarrebbe un significativo beneficio.  

E tu che ne pensi? Preferisci l'Uti unica o cinque diverse unioni di comuni? Consulta le slide e partecipa al nostro sondaggio!

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