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Un calderone polifunzionale: ecco quello che prevede il Piano Ospedali Riuniti, cioè
una mega struttura centrale con sede a Pordenone e propaggini periferiche con unità operative
e rispettive direzioni che, sulla carta, resteranno integre. In pratica, sarà un ospedale che per
dimensioni e complessità potrà competere con Udine e Trieste, ma quale effetto potrà avere sul
territorio?
Il PD cittadino da tempo, ne vuole sottolineare una serie di criticità che ricadranno sul
cittadino.
Prima di tutto, sono fumose le informazioni sui piani relativi a ASS6 e Cro, come se non si
volesse rendere pubblico il quadro di insieme della sanità provinciale.
Poi ci sono aspetti più tecnici non salvaguardati dal nuovo piano, ma fondamentali per
l’utenza: ci sono infatti funzioni importantissime per la continuità di cura nel territorio – medicine
o servizi – che in una visione centralizzata risulteranno improduttive e perciò da smantellare. Cosi,
ad esempio, alcune forme assistenziali che oggi sono offerte dagli ospedali periferici nelle RSA,
nelle case di riposo, ecc, dovranno poi dall’anno prossimo essere acquistate dall’ASS6 all’Azienda
Ospedaliera e che perciò risulteranno drasticamente ridotte, in un’ottica centralizzata.
In secondo luogo, la nuova organizzazione determinerà la condivisione del personale in
equipe da utilizzare indiscriminatamente su tutto il territorio per sopperire alle carenze di organico:
ma la coperta è corta e ciò che ne conseguirà è che o si allungheranno le liste di attesa o verranno
soppresse servizi. Ciò maggiormente si evidenzia dalla volontà di ridurre il numero dei medici per
distretto alla metà di quello attuale e sia dalla soppressione di strutture operative quali il “Servizio
Adozioni” sia dall’accorpamento assolutamente inimmaginabile della Neuropsichiatria Infantile
(che cura disturbi raffinati e specialistici dell’infanzia) con i Dipartimenti di Salute Mentale che
trattano disturbi dell’adulto spesso fortemente psichiatrizzati.
Insomma il piano proposto evidenzia una serie di aspetti deboli, che ricadranno sulla
provincia. Non solo ma a fianco a ciò, come si potrà armonizzare la costruzione di un nuovo mega
ospedale con più di 800 posti letto con la riduzione dello standard previsto da più parti? Forse
chiudendo qualche struttura periferica?
L’Ospedale di Sacile sarà in grado di ricevere il numero notevole di postacuti dall’Azienda
Ospedali Riuniti del Pordenonese o si rivelerà un imbuto ingorgato con conseguenze nefaste per i
pazienti che si ritroveranno su un territorio impoverito ulteriormente delle attività di assistenza e
cura dei pazienti post-acuti e con patologie a lungo termine?
Sono tutte domande che fino ad oggi non hanno avuto risposta e che il governo Illy della
Regione aveva invece affrontato con consapevole attenzione e che ora invece il PD fa
presente dai banchi dell’opposizione.

Ufficio stampa del PD di Pordenone - Walter Manzon (Segretario)
Pordenone 22 novembre 2010

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