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Con un solo intervento il capo-gruppo in regione della Lega, Danilo Narduzzi, ha stracciato progetti in atto e riportato indietro gli orologi della civiltà di un secolo almeno. La smentita fornita del resto del centro-destra con l’invio dell’accordo d’intesa al sindaco Bolzonello ha rimesso per ora il treno sul binario corretto: i fondi ci sono e il carcere si farà a Pordenone.

La storia del carcere va però ricordata nelle vicissitudini non certo beneauguranti: è il 2001, quando il nuovo carcere, oramai ad un passo dalla realizzazione nel Sanvitese, viene ridiretto verso Pordenone da una feroce campagna elettorale di Lega, Forza Italia, UDC e l’allora Alleanza Nazionale. Nell’autunno dello stesso anno i nuovi eletti del centro destra, gli onorevoli Contento, Ballaman e Callegaro, di fatto costringono la nuova Amministrazione comunale a scelte supplementari di sito idoneo in città oppure il nuovo carcere non si sarebbe mai più costruito. Il Centro Sinistra e il sindaco Bolzonello accettano il diktat considerando l’urgenza di risolvere al più presto l’annoso problema del Castello e consentire al Ministero competente di avviare rapidamente le procedure necessarie. Sono passati 10 anni: Narduzzi e la Lega si smentiscono clamorosamente volendo imporre capricciosamente a tutti, PDL locale e Giunta Tondo compresi, il trasferimento del nuovo carcere a San Vito pena il blocco dei finanziamenti o la loro destinazione altrove. Non è ben chiaro però chi la Lega voglia tutelare: attraverso gli occhiali della Lega persino il carcere è un lusso. Chi sbaglia paga definitivamente e per lui non si deve spendere neanche uno di quei pochi quattrini disponibili in tempi di crisi: le condizioni di grave insufficienza logistica e precarietà igienico-sanitaria dell’attuale carcere mandamentale di Piazza della Motta fanno ritenere quest’opera indispensabile a tutti quelli che ritengono le strutture carcerarie un presidio importante nella tutela della sicurezza della società e un luogo dove tentare la rieducazione. Secoli di civiltà distillata bruciati in un secondo. Le preoccupazioni di Narduzzi hanno il vago sapore della strumentalità: le conseguenze sull’urbanistica e la viabilità non sono da considerare gran che impattanti visto che il un carcere poi non è né uno stadio, ne’ una fiera , ne’ un ipermercato; per il carcere troppo grande (450 posti) bisogna chiedere a chi di dovere (leggi Ministro degli Interni e Ministro di Grazie e Giustizia), anche perché politicamente omogeneo; il vecchio progetto prevedeva infatti un carcere di tipo mandamentale. Che dietro alla sparata ci sia solo un messaggio in codice alla Lega, sezione di Roveredo? Il Partito Democratico chiede che il carcere si faccia dove la variante comunale ha individuato il sito (a Pordenone, nella zona della Comina in Via Castelfranco) e soprattutto si faccia il possibile e l’impossibile per farlo presto: troppo tempo è già trascorso, troppe parole sono state spese e soprattutto troppe inutili argomentazioni ne hanno rallentato la costruzione. La classe politica di Pordenone, quella provinciale e regionale devono dare un segnale forte di responsabilità in tal senso evitando di rimettere tutto in discussione e sostenendo tutte le azioni volte alla concretizzazione dopo tanti anni della nuova struttura carceraria.

Walter MANZON (Segretario del Circolo del PD della città)

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