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walter mazonNon si può parlare di dimissioni, ma di un addio sì. Walter Manzon prepara la successione. E’ da un anno che il segretario cittadino del Pd ha manifestato ai suoi la decisione di lasciare il doppio incarico e dedicarsi solamente al consiglio comunale. Ora però la scelta – rinviata su richiesta di una parte del partito – non è più rinviabile. Non lo è per Manzon, ma nemmeno per il Pd che ha bisogno di mettere alcuni punti fermi dentro e fuori l’amministrazione.

La segreteria. La rinuncia al ruolo di segretario non è dovuta a motivazioni di sfiducia nei suoi confronti – anche se non è un mistero che una parte dei democratici gli contesta una linea troppo “morbida” nei confronti delle scelte amministrative e del sindaco – quanto all’inopportunità che il segretario sieda anche in amministrazione. Come dire: un segretario senza doppio incarico sarebbe più libero di esporre il pensiero – seppur multiforme – dei democratici, senza dover giustificare le posizioni assunte in seno al consiglio. «Forse un segretario non così legato al sindaco ci avrebbe aiutato ad affrontare meglio situazioni come quelle delle nomine nelle partecipate» azzarda qualcuno. Il diretto interessato non conferma, ma non smentisce.

La successione. La scelta di Manzon è comunque autonoma, non ci sono pressioni perché si dimetta. A dimostrarlo il fatto che il segretario non darà dimissioni ma dovrà individuare un successore e creare un percorso per cui l’assemblea del partito cittadino lo sostituisca. Sembra questa l’indicazione di massima, a meno che non spuntino rivendicazioni congressuali.

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