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La riorganizzazione approvata all’unanimità. Ius soli, il deputato Zanin: o si approva subito o non se ne farà più nulla.

Nella lunga assemblea di venerdì sera al centro Glorialanza, il circolo cittadino ha allargato – con voto unanime – la base della propria rappresentanza, approvando anche nuovi referenti nell’organismo provinciale, e ha discusso per oltre due ore del disegno di legge sullo ius soli, introdotta dalla relazione del parlamentare Giorgio Zanin che, sul provvedimento ha una convinzione: «O si trovano i numeri per approvarla entro la legislatura o non si farà più». Anche se dal territorio

sono arrivati segnali diversi: «Quando a giugno ho parlato con Agrusti (Unindustria) lui mi ha espresso che, anche se la legge è giusta, non vada approvata in questo momento». Per quanto riguarda la riorganizzazione del circolo, la segreteria cittadina vedrà, accanto alla segretaria Giust e al tesoriere Bastasin: Marco Cavallaro, Francesco Casarotto, Lucia Roman e Alice Dal Piaz. Il coordinamento cittadino, invece, si arricchisce dell’ingresso – accanto a Borsatti, Bozzer, Bragatto, Casarotto, Fantinel, Mazzi e Rosset – di Alessandro Genovesi, Maria Dario, Ennio Martin, Sandro Del Santo, Christian Fermo, Chiara Polesel, Paola Orenti, Maurizio Solidoro. Rafforzati anche i delegati all’assemblea provinciale con Carlo Barchitta, Nisco Bernardi, Marco Bonazza, Marco Cavallaro, Nicola Conficoni, Lorenzo Marcon, Claudio Pedrotti (già in carica Bincoletto, Cagnetta, Ferrari, Martini, Miniutti, Poles, Tomasello). Se la voglia è quella di un rilancio del Pd e dei temi cari ai dem, il contesto sembra ostile come evidenziato proprio nella discussione in merito allo ius soli. Se Nisco Bernardi e Nicola Conficoni hanno sottolineato come l’opinione pubblica associ lo ius soli ai profughi e quindi come un voto sulla legge oggi non sarebbe compreso dalle persone e usato dal centrodestra come arma elettorale, altri come Nicola Delli Quadri hanno evidenziato la necessità di arrivare fino in fondo, anche a costo di subire una sconfitta perché «è una battaglia di civiltà». Zanin ha spiegato prima come il trend demografico siapreoccupante e come l’Italia non sia un Paese per giovani. Un tema forte è quello della forza lavoro: per ogni 65enne che esce dal mercato a bassa qualificazione, entra un ventenne. Per ogni due persone qualificate che vanno in pensione «ne entrano 4 e mezzo. Questo vuol dire che ci sono lavori che oggi non incontrano una offerta». Il secondo tema però è quello dell’equità. «Proponiamo di dare la cittadinanza a figli di immigrati col permesso di lungo soggiorno (almeno 5 anni di residenza) o che abbiano compiuto almeno un ciclo scolastico di 5 anni. La platea potenziale in Italia è di 600 mila ragazzi, solo nativi, che equivalgono all’1 per cento della popolazione. La maggioranza peraltro rumeni e albanesi». A Pordenone oggi la popolazione migrante stanziale è di 31 mila persone, il 10 per cento del totale. «In calo negli ultimi anni». I giovani che devono aspettare i 18 anni per chiedere la cittadinanza e che devono farlo entro un anno dalla maggiore età «restano stranieri: non possono andare nei viaggi di istruzione all’estero, non possono indossare i colori dell’Italia nelle competizioni sportive, sono legati al permesso di soggiorno dei genitori. Se il papà perde il lavoro rischiano di doversene andare». La legge – «che è la sintesi di 26 proposte – alla Camera è passata coi voti del Pd, delle sinistre, di alcune forze di centro. Al Senato, dove il governo sarebbe caduto tre anni fa senza i voti di Verdini e Ala, la maggioranza non c’è, anche se la sinistra è compatta. Questo ha fatto partire un mercanteggiare, che non è morale, ma è legittimo – ha spiegato Zanin –, come la spallata durante la partita di calcio. C’è chi sa che il Pd tiene alla legge e alza il prezzo». E non è un caso isolato di «esercizio del potere. La debolezza di questo bicameralismo lo ho misurato tante volte». La
legge sui Fusilaz, approvata all’unanimità alla Camera, «è stata insabbiata da un nostro senatore. E non posso fare nulla». E ancora. «Il caso banche è un altro esempio di come a prevalere siano i giochi di potere. Nessuno pensava che Visco potesse essere confermato dopo gli scandali bancari di questi anni. Ma che si sia usata la clava del Parlamento per forzare, brucia».

Liberamente tratto da pag 22 IL messaggero Veneto del 22 ottore 2017 scritto da Martina Milia

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